L’Italia, fortunatamente da 70 anni, vive un periodo di pace, in cui ha conosciuto sviluppo economico e benessere. E’ diminuita la povertà, sono aumentati i diritti dei cittadini italiani. Tuttavia l’Italia ha partecipato alle due guerre mondiali, dove sono morti tantissimi giovani italiani. 

Per ricordarli il 4 novembre tutti noi alunni della Primaria e della Secondaria di I grado di Urbana siamo andati davanti al monumento ai caduti per portare le nostre riflessioni.

Noi di III Primaria abbiamo intervistato i nostri nonni e bisnonni per saperne di più.

Nonna Francesca ci ha riportato i racconti di suo nonno Rinaldo che aveva partecipato alla prima guerra mondiale.

Diceva che era stata una guerra molto dura, si vedevano morire tanti uomini ed erano tutti giovani.

Si stava molto tempo nelle trincee, fosse o buche scavate nella montagna, lì si nascondevano i soldati per non essere visti dal nemico e poter attaccare di sorpresa; ma nelle trincee faceva freddo e si stava anche sotto la pioggia e la neve.

Potevano dormire a turno all’interno di grandi tende su poveri letti e materassi di paglia.

In classe abbiamo discusso sul fatto che la prima guerra mondiale fruttò all’Italia le regioni del Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia e si realizzò così l’unità d’Italia, ma ci siamo fatti tante domande a cui non siamo riusciti  a dare delle risposte. Per esempio: quante vite umane costò questa unità, quanto dolore, distruzione e povertà? Quale fu poi la vita dei soldati che tornarono dalla guerra, magari feriti o invalidi?

Forse non si poteva ottenere una unità d’Italia con la diplomazia, cioè parlandosi fra stati?

La II guerra mondiale fu una guerra complessa, lunga e disastrosa in cui l’Italia venne invasa dai Tedeschi.

Dal 1943 in Italia scoppiò anche una guerra civile: Italiani contro Italiani.

Americani e Tedeschi si scontravano in terra e in cielo, così l’Italia venne pesantemente bombardata.

Nei nostri paesi la paura dei bombardamenti era grande.

Nelle lunghe notti arrivava PIPPO o PIERINO, era il nomignolo che la gente di Urbana dava al bombardiere di turno, quasi a cercare di sminuire la sua capacità di morte; ma tutti cercavano di oscurare le finestre perché alla vista di luci, arrivavano le bombe.

Tante famiglie si costruivano i rifugi, grandi buche dove si riparavano le persone durante i bombardamenti.

La situazione più pericolosa venne a crearsi in Italia nell’ultimo anno di guerra, quando i Tedeschi erano in ritirata e infuriava la guerra civile e i bombardamenti.

Racconta nonna Santina che abitava a Brenta, che un giorno era andata a vedere le pecore sull’argine, mentre pascolavano arrivò un aereo tedesco che iniziò a mitragliare vicino alla sua casa.

I suoi fratelli si misero in salvo, ma lei rimase indietro. La sua mamma le urlava “Buttati giù!” e Santina si buttò a terra; quando tutto finì, la sua mamma venne a prenderla, non smetteva più di piangere per il pericolo scampato.

Tutto il bestiame era stato ucciso dai colpi di mitragliatrice

Il bisnonno di Nora aveva combattuto in Iugoslavia facendo il portaordini, un ruolo molto pericoloso dato che era il primo ad essere colpito.

Dopo l’8 settembre non aderì alla Repubblica di Salò ma si aggregò alla brigata Garibaldi e combatté Tedeschi e fascisti ; si diede alla macchia e vagò per le campagne e per i monti fino alla LIBERAZIONE che avvenne il 25 aprile; oggi festa nazionale.

COME VIVEVANO I SOLDATI NELLE LUNGHE E SPAVENTOSE GIORNATE DI GUERRA

I soldati italiani spesso mangiavano poco e male; in piedi, nelle trincee, durante le marce, a causa della cattiva organizzazione. In alcuni casi hanno sofferto la fame oppure ricevevano razioni ridotte, così si arrangiavano come potevano, anche mangiando bucce di patata.

I pasti giornalieri potevano essere uno o due.

Ogni soldato aveva la sua “gavetta” cioè un pentolino di metallo che veniva usato sia come contenitore sia come piatto.

Nella gavetta il soldato metteva il “rancio” era una specie di minestrone, cucinato in grandi pentoloni, spesso molto tempo prima che i soldati mangiassero, perciò quando veniva scodellato nelle gavette risultava freddo.

La dieta del soldato era integrata dalle “gallette”,una specie di craker, fatti di pane rinsecchito.

Qualche volta mangiavano carne in scatola.

Il nonno Renato, che abitava vicino al fiume Fratta, assaggiò la cioccolata, per la prima volta, quando gliela offrirono i soldati americani.

La stecca di cioccolata non esistevano in Italia, gli Italiani la scoprirono, nella seconda guerra mondiale, venendo a contatto con gli eserciti americano e tedesco.L’abbigliamento dei soldati italiani spesso non era adeguato agli ambienti e ai climi affrontati.  Rimane nella mente di molti l’avventura dei soldati italiani nella campagna di Russia, uccisi più dal freddo che dalle armi.

I PRIGIONIERI DI GUERRA

I soldati fatti prigionieri venivano trattati male, spesso soffrivano la fame.

Nella seconda guerra mondiale venivano portati nei campi di concentramento e di sterminio.

Molti di loro non fecero più ritorno a casa.

Racconta un nonno che suo padre, aveva fatto ritorno dai campi di concentramento, non pronunciava mai la parola DOCCIA. Nella sua mente “la  doccia” era quella dei campi di sterminio, dalla quale usciva un gas mortale.

 

COME VIVEVANO LE FAMIGLIE DEI SOLDATI

Le famiglie dei soldati vivevano sempre in ansia, sempre in attesa di ricevere lettere dal fronte. Quando non arrivavano si cominciava a temere per il figlio, marito, padre o fratello.

Le lettere erano l’unico modo per comunicare. I soldati non avevano telefono, cellulare o e-mail; così passavano lunghi periodi in cui le famiglie restavano senza notizie dei propri cari al fronte.

In alcuni casi gli uomini sono tornati a casa dopo tanto tempo, tanto che si   credeva  fossero morti!!

Nella maggior parte dei casi le famiglie dei soldati erano molto povere e quando il capofamiglia veniva chiamato al fronte la situazione economica peggiorava.

Lo Stato prevedeva un  piccolo sussidio per le famiglie con uomini al fronte.

Il sussidio era un sostegno economico in denaro, fortemente insufficiente per famiglie tanto numerose.

Le persone andavano al mulino e alla bottega con la tessere perché i generi alimentari scarseggiavano e venivano razionati.

 

LE DONNE

Durante le due guerre mondiali un ruolo molto importante lo hanno avuto le donne sia al fronte sia a casa, dove mandavano avanti la famiglia, procurando il cibo, anche senza uomini.

 

I BAMBINI

Durante le due guerre mondiali i bambini erano sempre in pericolo e vivevano in situazione di estrema povertà. Ma dobbiamo distinguere fra la prima e la seconda guerra.

La prima guerra mondiale è stata combattuta ai confini settentrionali del nostro paese, quindi sulle montagne in confine con l’Austria; pertanto in pianura dal 1915 al 1918 i bambini hanno fatto una vita abbastanza regolare, anche se segnata dalla povertà.

I più fortunati andavano a scuola, ma moltissimi aiutavano a casa e restavano analfabeti.

Durante la seconda guerra mondiale anche la situazione dei bambini si aggravò, a causa dei bombardamenti e delle rappresaglie.

Nonna Teresa racconta che, durante i bombardamenti, i bambini venivano spesso nascosti nei fossi, nel pagliaio, sotto le fascine di legna, per paura che i Tedeschi li portassero via o cadessero in qualche rappresaglia.

Racconta nonna Antonia che, quando i Tedeschi erano in ritirata, entravano nelle case di Urbana e portavano via quello che trovavano: cibo, biciclette, carri, cavalli…

La sua mamma nascose la bici nel fienile e la pompa per gonfiare la bicicletta, sotto il materasso dove dormiva  il piccolo Francesco.

I Tedeschi rovesciarono il materasso, rischiando di far del male al bimbo, la bisnonna lanciò un urlo di paura e i soldati si fermarono, così la nonna salvò bimbo, bici e pompa!

Alcuni nonni hanno raccontato anche episodi di amicizia con i soldati tedeschi che si stabilivano il loro comando in grandi case del paese.

 

UNA CURIOSITA’

Ad Urbana ogni 4 novembre e 25 aprile le autorità e i cittadini partecipano alle cerimonie per commemorare i caduti nelle guerre. Segue poi un pranzo sociale chiamato “BANCHETTO”. La parola suscita curiosità, perché poco usata, ma per gli abitanti del paese ha un significato preciso è il pranzo sociale del 4 novembre organizzato dall’ASSOCIAZIONE COMBATTENTI E REDUCI che nasce nel 1919 con l’intento di offrire supporto ai soldati tornati dalla prima guerra mondiale.

A partire dal 1924 i reduci si trovavano nella CASA DEL POPOLO , l’attuale sede della banca, anche per organizzare un pranzo, IL BANCHETTO.         

C’era un gruppo di uomini che si occupava della cucina, mentre gli invitati si portavano le posate da casa.

A fine pranzo i reduci sfilavano per il centro con la banda musicale e chiudeva il corteo, il cuoco del pranzo che sfoggiava un bel mattarello sulle spalle.

Le donne erano escluse da questo tipo di manifestazioni, pur avendo dato tanto in tempo di guerra. Era una società ancora molto maschilista. 

L’Associazione è ancora attiva ad Urbana, vivace in tante attività, presente ad ogni cerimonia commemorativa che si conclude ancora oggi con il BANCHETTO.

Nel nostro paese solo un reduce è ancora in vita ma l’Associazione vive attraverso i simpatizzanti, fra i quali molte donne, per ricordare che noi siamo figli di questo passato storico e solo conoscendo la nostra storia potremo comprendere e agire nel presente.

     

 

GLI ATTENTATI DI PARIGI UNA MINACCIA ALLA PACE

Venerdì 13 novembre, intorno alle 22.00, sette attentati terroristici contemporaneamente hanno sconvolto la città di Parigi.

Sono state uccise 129 persone e altre 352 sono state ferite.

Anche alcuni Italiani si trovavano fuori dello stadio, al teatro, al ristorante dove sono successi i fatti.

E’ morta una giovane italiana: Valeria Solesin.

Noi in classe abbiamo parlato, discusso e riflettuto su questi eventi.

Come ci ha chiesto il Ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini, abbiamo osservato un minuto di silenzio, per ricordare tante vittime innocenti ed essere vicini al dolore di tante famiglie francesi e alla famiglia di Valeria.

Durante il minuto di silenzio ognuno di noi ha rivolto un pensiero a tanti giovani morti andando ad un concerto o al ristorante.

Assieme al nostro compagno Oussama abbiamo detto che “ nessun dio, si chiami Dio o Allah, può ordinare agli uomini di uccidere; Invece Dio chiede agli uomini di diffondere la PACE e la FRATELLANZA attraverso i suoi libri sacri.

Ultima modifica il Domenica, 27 Dicembre 2015 11:58

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