UNA MATTINATA IN PALESTRA CON L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE CIECHI

Nessuno è perfetto, tutti abbiamo dei difetti più o meno gravi, più evidenti o quasi invisibili.

Purtroppo al giorno d'oggi quasi nessuno si accontenta di com'è, tutti vorremmo essere come qualcun altro che ci sembra migliore.

Oltre ai difetti, ci sono problemi gravi o malattie, come per esempio la cecità.

A questo proposito il 29 gennaio 2016, in seguito ad un progetto didattico, cui ha aderito la nostra scuola, noi ragazzi delle terze abbiamo incontrato nella palestra di Montagnana due volontari dell'Associazione Nazionale Ciechi, precisamente una ragazza ipovedente e un ragazzo cieco.  

I volontari ci hanno parlato della loro vita e di come noi possiamo eventualmente aiutare chi si trova in questa situazione, se dovessimo conoscerne qualcuno  o incontrare un cieco per strada.

Prima di tutto, Cristina e Simone, così si chiamavano i due ragazzi, ci hanno spiegato i problemi più gravi che possono compromettere la vista, cioè la cecità completa, l'ipovisione, il glaucoma. 

Poi sono state proiettate delle immagini, sotto fora di vignette, per spiegare come si può aiutare un cieco. Per esempio, durante l'attraversamento delle strisce pedonali, bisogna chiedere se la persona non vedente ha bisogno di un aiuto e se otteniamo una risposta affermativa, bisogna mettere la mano sul suo braccio delicatamente e accompagnarla. È necessario anche comunicare loro se si va via, perché se stanno parlando con noi e nel frattempo non si accorgono di essere rimasti soli, potrebbero fare delle figuracce.

Ci hanno spiegato poi come possiamo aiutarli  in caso di bisogni fisiologici. È importante dare loro l’dea di com'è disposto un bagno che non conoscono e, se si trovano al ristorante o a cena fuori, come sono disposti gli oggetti sopra alla tavola.

Inoltre, le persone con questa disabilità, non devono essere colte di sorpresa, ma prima bisogna tendere loro il braccio e annunciarsi sempre con la voce.

Ci hanno spiegato, inoltre, che la persone non vedenti compensano la vista con l'udito, molto più affinato del nostro, e che questa capacità li può aiutare nei momenti di difficoltà. Cristina e Simone hanno raccontato a noi ragazzi che a Padova, vicino alla stazione, c'è un'associazione per i ciechi, dove si possono avere informazioni sul problema e sul modo più corretto per aiutare le persone che vivono questa difficoltà visiva. Anche loro però, come noi, possono usare il cellulare, leggere, suonare. 

Per quanto riguarda il cellulare, ad esempio, con l'i-phone si può scaricare un'app che li può aiutare perché una voce, mentre schiacciano le icone sullo schermo, dice loro cosa fare. In tal modo, anche i non vedenti e gli ipovedenti possono usare facebook e inviare messaggi.

Invece, per quanto riguarda leggere e suonare uno strumento, utilizzano la scrittura "braille", un particolare alfabeto composto da un insieme di punti, di diverso numero per ogni lettera, usando il quale possono leggere, scrivere e anche suonare. Purtroppo, per suonare devono avere le mani libere e per questo devono imparare a memoria lo spartito, dopo averlo "studiato" molte volte con le mani (anche le note musicali sono scritte in modo diverso dal nostro).

Simone, però ci ha confermato che per loro suonare è possibile, visto che si è diplomato in pianoforte. Successivamente, Cristina e Simone ci hanno raccontato che la loro vita è difficile, non sono del tutto autonomi, hanno sempre bisogno di qualcuno ma, tutto sommato, essendo nati con questo problema, lo hanno accettato riuscendo ad affrontare i disagi con il sorriso e scherzando addirittura su qualche episodio poco piacevole capitato loro, per colpa di qualche scherzo sciocco fatto da ragazzi perfettamente sani.                         

Simone, a differenza di Cristina, aveva al collo degli occhiali molto molto scuri, simili a una maschera da sci e se li indossa, dopo che l'occhio si è abituato comincia a vedere qualche ombra. Alcune persone vogliono essere più indipendenti, quindi comprano un cane addestrato per la guida. Questo ragazzo, infatti, era accompagnato da un labrador, che eseguiva i suoi comandi in tedesco.                          

Il cane era molto dolce e, alla fine della spiegazione, siamo andati tutti ad accarezzarlo.             

La testimonianza di questi due giovani è stata un'esperienza davvero interessante. 

Mi dispiaceva tantissimo per loro e mi sono resa conto quanto sciocchi siamo, quando ci lamentiamo di un piccolo difetto, mentre altri fanno fatica a vivere e a compiere le azioni quotidiane, che per noi sono una normale routine.                   

Giorgia Morello, classe 3 C 

 

Il 29 gennaio le classi terze hanno partecipato ad un incontro con l’Associazione Nazionale Ciechi e Ipovedenti, presso la palestra comunale di Montagnana. L’attività si è svolta in due fasi: la prima durante la quale grazie ad un proiettore, i ragazzi hanno potuto seguire la spiegazione fatta da due ragazzi, rappresentanti dell’Associazione. Nella seconda parte, invece, i ragazzi hanno potuto rivolgere domande e ascoltare racconti di vita quotidiana.

Il percorso guidato mirava a informare i ragazzi sull’Associazione, sulle sue funzioni  e a chiarire le differenze tra ciechi, ciechi parziali/totali ed ipovedenti (hanno un campo visivo molto ridotto). Sinceramente, mi ha colpito principalmente la semplicità e l’umiltà con cui si è presentato Simone (il ragazzo) e la sua capacità di inserirsi in un ambiente nuovo, come la nostra palestra.                                                            

Mi ha anche colpito il tono sempre ironico e scherzoso, nonostante le difficili condizioni in cui si trovava. La forza di volontà, la voglia di affrontare le difficoltà e di continuare a voler vivere la loro vita nel modo migliore mi hanno stupito. Molte volte, anzi troppo spesso, non ci rendiamo conto delle nostre capacità e delle nostre possibilità. Noi non diamo valore a ciò che abbiamo, mentre certe persone riescono ad essere se stesse e ad essere “felici”, nonostante si trovino in una situazione di sofferenza e fatica. 

Mi ha colpito molto il fatto che chi ha poco riesce a “vivere meglio” di chi ha “tanto” e continua ad accumulare sempre di più, dimenticandosi di quanto già ha e di quanto è fortunato. Poi alle 12:30 sono rientrati a scuola.

Abush Roman, IIIC

Ultima modifica il Giovedì, 24 Marzo 2016 15:19

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