Sabato 16 gennaio 2016 tutte le classi terze dell’Istituto comprensivo “L. Chinaglia” si sono recate nella palestra comunale di Montagnana per un incontro con l'associazione equo-solidale di Montagnana e Legnago.

L'idea di base di tali associazioni è quella di garantire ai paesi in via di sviluppo non solo la produzione di un ottimo prodotto, ma anche un guadagno equo ai lavoratori, evitando che siano sfruttati, come succede spesso, invece, nelle aziende multinazionali.

Alcuni volontari hanno mostrato a noi ragazzi delle foto spiegandoci, innanzitutto, che cosa significa equo-solidale e come funziona questo tipo di commercio. Gli stessi volontari hanno puntato la nostra attenzione sul fatto che le multinazionali sfruttano i paesi più poveri, detti anche in via di sviluppo, pagando il prodotto, ad esempio il cacao, molto poco. Poi queste stesse aziende esportano il prodotto finito in un paese più ricco (che ha industrie e macchinari appositi per questo) per lavorarlo e trasformarlo in cioccolato.

 

Una volta che il prodotto è pronto, viene venduto a noi clienti, nei supermercati, ad un prezzo relativamente basso ma tale da procurare un buon guadagno per la ditta che lo vende. In questo modo le multinazionali si arricchiscono non permettendo, invece, ai paesi poveri di svilupparsi e di arricchirsi a loro volta, dato che sono loro a decidere il prezzo a cui comprare la materia prima.

Il commercio equo-solidale, al contrario, divide il ricavato del prodotto in parti uguali tra tutti coloro che hanno lavorato per questo.

Se, ad esempio, si guadagnano 2 euro a tavoletta di cioccolato, ecco come il guadagno viene suddiviso: 50 centesimi vanno al produttore, 50 trasportatore, 50 confezionatore e 50 al venditore. Per fare capire a noi ragazzi questo concetto e  questo tipo di commercio, i volontari  ci hanno divisi in quattro gruppi: contadini, trasportatori, confezionatori, venditori e tutti insieme abbiamo partecipato a un gioco. I contadini dovevano raccogliere le fave di cacao, ma per fare questo venivano legati a coppie alle caviglie e saltavano degli ostacoli (questo per mostrarci come il loro lavoro non sia per niente facile!). Una volta raccolte le fave di cacao i contadini le vendevano ai trasportatori che, in fila a imitare un trenino, dovevano trasportare il cacao per poi venderlo ai confezionatori. Questi ultimi, poi, dovevano confezionare il cacao per poi venderlo al supermercato. 

Dopo aver finito questa divertente attività, i volontari ci hanno mostrato quanto aveva guadagnato ogni gruppo.  Il ricavato maggiore era andato ai venditori poi ai confezionatori, al terzo posto stavano i trasportatori e infine i contadini.

E questo non perché i contadini non avessero raccolto abbastanza prodotto, ma solo perché in realtà nel commercio è sempre così: i contadini (paesi poveri) raccolgono il prodotto e guadagnano molto meno dei trasportatori, dei confezionatori e dei venditori. E tutto questo perché le multinazionali rendono impossibile lo sviluppo dei paesi poveri sfruttando i contadini e decidendo anche quanto pagarli.

Terminata la spiegazione, i volontari hanno anche regalato a ogni classe dei cioccolatini del commercio equo solidale: non c’è dubbio, è davvero una cioccolata squisita!

Questo incontro mi è piaciuto molto, innanzitutto perché non conoscevo il significato della parola equo-solidale; inoltre, è stato molto interessante capire come funziona questo tipo di commercio più giusto e corretto per tutti. 

Non solo. Tutta l’attività mi ha anche fatto riflettere sulle conseguenze che possono avere anche nostri piccoli gesti. In effetti, per aiutare i poveri contadini dei paesi in via di sviluppo a migliorare la loro vita basta solo comprare i prodotti del commercio equo.

Caterina Sartori, IIIC

 

Il 16 gennaio, nella palestra dove solitamente facciamo ginnastica, noi ragazzi delle terze dell’Istituto comprensivo “L. Chinaglia” abbiamo incontrato dei volontari, venuti  per parlarci  di cosa sia il commercio equo-solidale.

Inizialmente, ci hanno spiegato che con questo termine si indica un commercio che assicura lo stesso guadagno a tutti i produttori.

Abbiamo preso come esempio una semplice tavoletta di cioccolato e abbiamo visto che, per realizzarla, si ha bisogno di quattro passaggi essenziali: di contadini che coltivano e raccolgono il frutto del cacao nelle piantagioni, che solitamente si trovano nell’America del sud e in Africa; dei trasportatori, che appunto trasportano le merci da un Paese all’altro,  dei produttori che, nelle fabbriche, effettuano la trasformazione da frutto di cacao in tavoletta, (di solito la trasformazione avviene nei paesi ricchi, sviluppati,detti anche primo mondo, perché posseggono le fabbriche). Infine, come ultimo passaggio, si ha bisogno dei venditori, che hanno il compito di pubblicizzare e vendere il prodotto finito.

Ma tutte queste persone che lavorano nelle quattro fasi appena spiegate ricevono lo stesso guadagno? No, assolutamente no. 

Nel mercato, i venditori sono quelli che guadagnano di più, i trasportatori e i produttori guadagnano circa la stessa quota e i contadini guadagnano circa un decimo rispetto ai venditori.  Questo è proprio quello che cerca di evitare il commercio equo-solidale.

Per spiegarci tutto ciò, alcuni volontari del negozio equo-solidale di Montagnana e di Legnago sono venute gratuitamente un sabato mattina, e hanno provato a spiegarci questi concetti attraverso un gioco. I volontari hanno consegnato ad ognuno di noi ragazzi (circa una sessantina) un cartellino in cui era segnato il compito che dovevamo svolgere all’interno delle quattro fasi prima illustrate. Così ci hanno divisi in contadini, trasportatori, confezionatori, venditori.  Del gruppo dei contadini facevano parte circa 25/30 persone, con il compito di affrontare un percorso a ostacoli,a coppie, ma con le caviglie legate ad un altro ragazzo (questo per rendere l’idea di quanto sia difficile coltivare e raccogliere il cacao).

Alla fine del percorso dovevano raccogliere due sassi (cioè le fave di cacao).  A questo punto, le fave raccolte venivano portate ai trasportatori, circa quindici ragazzi. Questi correvano tenendosi la spalla uno con l’altro per simulare un trenino) per portare le fave di cacao nei Paesi ricchi, che le avrebbero lavorate.

Subito dopo toccava agli operai (di cui facevo parte anche io): il nostro compito era quello di realizzare uova di cioccolata a partire dalle fave. Per ogni uovo servivano dieci fave.   

Infine i venditori, che erano solamente in quattro, inventavano e scrivevano degli slogan pubblicitari per questi ovetti per poi venderli ai consumatori. 

Il  gioco è durato una mezz'oretta circa e ci siamo mossi il più velocemente possibile ma, nonostante ciò i venditori, che pure erano in minoranza, hanno guadagnato dieci volte di più rispetto ai contadini.

A fine gioco, i volontari, oltre a spiegarci il risultato di quello che noi ragazzi avevamo realizzato, ci hanno dato altre Informazioni. Ad esempio non sapevo che i prodotti del commercio equo-solidale non costano molto di più rispetto ai prodotti di altre marche, ma il vantaggio è che all’interno dei vari prodotti ci sono solo sostanze naturali e molto semplici. Ma, cosa ancora più importante, il guadagno è equamente distribuito a tutta la filiera di lavoratori  (dal produttore al venditore). 

Questo incontro mi è piaciuto molto perché , mi ha fatto riflettere su questi argomenti che non conoscevo: lo sfruttamento delle persone che vivono nei Paesi più poveri, che meriterebbero lo stesso stipendio di un venditore; la troppa e ingiustificata ricchezza dei Paesi ricchi; la diversa qualità dei prodotti del commercio equo-solidale rispetto a quella  che solitamente viene  venduta nei supermercati. 

Purtroppo molte persone non sono a conoscenza di tutte queste importanti informazioni né, tantomeno, del lavoro meraviglioso che viene svolto da questi volontari, che dedicano parte del loro tempo a questo progetto.

Manuela Balan, IIIC

 

Sabato 16 Gennaio noi ragazzi delle terze dell’Istituto comprensivo “L. Chinaglia” ci siamo recati nella palestra di Montagnana e abbiamo partecipato ad un’attività proposta da alcuni volontari di Montagnana e Legnago per spiegarci che cos’è il Commercio Equo-Solidale.

All’inizio, i volontari ci hanno spiegato che il cacao deriva dalle calde zone tropicali, coltivate dai contadini che lavorano anche per più di dodici ore al giorno e guadagnano molto poco, tanto che non riescono a comperarsi il cioccolato prodotto dai frutti che hanno coltivato.

I semi vengono poi fatti maturare ed essiccare e, in seguito, sono frantumati e resi polvere.

Da questo, si ottengono due prodotti: il burro di cacao e il cacao in polvere.

Finiti questi passaggi, i semi vengono esportati e venduti alle industrie (specialmente alle multinazionali dei paesi ricchi, paesi che posseggono fabbriche e macchinari a datti e che possono permettersi di acquistare il cioccolato) In questi paesi, tramite altri procedimenti il cacao viene lavorato fino ad ottenere il cioccolato che poi arriverà nelle nostre case.

Dopo questa spiegazione, i volontari ci hanno fatto partecipare ad un gioco che consisteva nel fingere di essere noi a coltivare, produrre, vendere e commerciare il cioccolato, da quando viene coltivato e raccolto a quando viene venduto.

Siamo, così stati suddivisi in quattro gruppi: i CONTADINI, i TRASPORTATORI, gli OPERAI e i RIVENDITORI.

I contadini avevano il compito da raccogliere i semi e, visto che la vita nei capi è difficoltosa, i compagni-contadini erano legati a coppie per le caviglie: superato un percorso a ostacoli e raccolte le fave di cacao, le rivendevano ai trasportatori.

Questi avevano il compito di trasportare i semi in un altro stato mettendosi in fila (come un trenino) e correndo.

In seguito, i semi venivano venduti agli operai ad un prezzo più alto di quello pagato dai contadini.

Gli operai dovevano lavorare questi semi fino a farli diventare delle uova di cioccolato, che poi vendevano ai rivenditori.

Questi ultimi dovevano inventare uno slogan, una pubblicità, che potesse attirare i clienti e poi rivendevano le uova ad un prezzo ancora più alto.

Alla fine di questo gioco, noi ragazzi abbiamo notato che i rivenditori avevano guadagnato più di tutti, gli operai e i trasportatori avevano ottenuto pressappoco lo stesso guadagno e invece i contadini avevano ricavato meno soldi in confronto a tutti gli altri lavoratori della filiera. E questo non perché non si fossero impegnati, ma perché venivano e vengono tuttora sottopagati.

Così, uno dei volontari ha dimostrato che il commercio equo solidale si impegna a pagare tutti in modo giusto ed equo, e cioè paga un po’ meno i rivenditori e un po’ di più i contadini.

Questa stessa persona ci ha spiegato, inoltre, che sia i prodotti equo solidali sia quelli che acquistiamo di solito possono essere prodotti nello stesso stabilimento, ma incartati diversamente; quindi si avrebbe lo stesso prodotto ma di due marche diverse.

Finita quest’ultima spiegazione, il volontario ci ha offerto dei cioccolatini provenienti dal negozio equo solidale.

Quest’esperienza mi è piaciuta molto, perché non si è trattato della solita spiegazione noiosa, ma ci hanno fatto interagire e capire tramite un gioco il meccanismo dei commercio equo-solidale. Inoltre ho imparato informazioni nuove, che prima non conoscevo, e soprattutto ho scoperto l’ingiustizia a cui vengono sottoposti i contadini dei paesi poveri, che lavorano tantissimo per un misero guadagno.

Matilde Girotto, IIIC 

Ultima modifica il Giovedì, 24 Marzo 2016 15:42

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